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Melania, una lettera sui retroscena del caso: i Gironacci hanno mollato per un credito non concesso

MONTEGIORGIO – Il caso Melania: una situazione che si poteva evitare? Forse sì. Il presidio indetto dai lavoratori e le dichiarazioni del senatore Francesco Verducci, che ha annunciato la presentazione di una interrogazione parlamentare, hanno acceso i riflettori sulla vicenda del calzaturificio, «azienda con un valore strategico» come definita dallo stesso senatore.

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Nel giugno scorso, infatti, in piena crisi, l’impresa guidata dalla famiglia Gironacci dichiarava di dare lavoro a circa 80 dipendenti diretti e a 1.300-1.500 indiretti.

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Il report
Dati contenuti in una lettera-testamento dell’azienda datata 29 giugno 2020 e indirizzata anche a Prefettura, Regione, Provincia e referenti sindacali. Due mesi prima della presentazione della richiesta di concordato preventivo, avvenuta il 2 settembre, la lettera fa capire che ci sarebbero margini per salvare la situazione. L’azienda afferma di avere un portafoglio ordini da 3,7 milioni di euro, ma sono commesse che andranno perse se non riceverà a breve il finanziamento da 4,2 milioni di euro, assistito dalla garanzia statale al 90%, richiesto e rifiutato da parte di un istituto di credito a carattere nazionale.

Dopo il diniego della banca, la famiglia Gironacci lancia il suo grido di allarme alla politica. «Sin dall’inizio dello scorso mese di aprile, a stabilimenti fermi e a canali commerciali paralizzati, abbiamo palesato l’assoluta necessità e indifferibilità di un intervento finanziario eccezionale e straordinario, che fosse in grado di supportare la sopravvivenza della nostra azienda e tutelare i livelli occupazionali» si legge nella lettera, all’interno della quale sono illustrati i motivi che hanno aggravato la crisi fino a renderla insostenibile per le casse del calzaturificio: «Un’intera stagione produttiva praticamente “vaporizzata”, con la quasi completa paralisi delle giacenze di merce realizzata e non consegnata e con tutti i maggiori crediti incagliati o in procedure concorsuali o in extra-dilazioni di mesi e mesi, ha determinato la nostra completa impasse».

Impasse che, in assenza dell’iniezione di liquidità richiesta, ha scaturito la decisione della famiglia di alzare bandiera bianca e, due mesi dopo, di presentare il concordato. Da qui poi la cessione alla nuova proprietà, guidata dall’imprenditore pescarese Francesco Roccetti.

 

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